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La stirpe di Morgiano

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di Otello Chelli


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Sottotitolo: Con gli occhi di un bambino

Editrice Nuova Fortezza

Data di pubblicazione: dicembre 1999

Pagine: 208

Formato: 17x24

Condizioni: buone

isbn 8887313199


La vita che si spalanca davanti a Donato, negli anni tristi e densi di miseria che precedettero la guerra e poi la tragedia di una città che finirà in totale rovina sotto i bombardamenti e l'occupazione straniera, mantiene però il senso di una vitalissima curiosità, di una continua scoperta.
Gli occhi di un bambino. Sta qui la novità narrativa del romanzo, in gran parte autobiografico, di Otello Chelli. Un racconto nel quale i protagonisti sono appunto i bambini di un quartiere popolare per eccellenza. L'antica Venezia, con i canali ancora stipati di navicelli, con le acque trasparenti per i tuffi di abilità dalle spallette dei fossi e dai ponti.
Negli occhi di Donato (e nella scorrevole prosa di Chelli) scorrono immagini che parlano sì di miseria, ma anche di una grande voglia di riscatto, di ribellione di fronte all'ipocrisia e alla cappa di piombo che il regime stendeva proprio sui più poveri, sul mondo di proletari e sottoproletari che popolavano le vetuste abitazioni di un quartiere in cui pulsava l'anima dei portuali e dei navicellai, degli uomini di mare.

Poi gli anni della guerra, la fame, i bombardamenti, gli spaventi, i tuffi al cuore con i bambini che nella tragedia non smarriscono mai la vitalità del gioco, del divertimento. Le prime esperienze amorose, i turbamenti, le domande, la scoperta talvolta ossessiva del sesso, tanto più precoce e divorante quanto più aleggiava sulla città un senso di precarietà e di morte. Con le distruzioni, lo sfollamento, la disgregazione delle famiglie, l'esigenza sempre più stringente di cavarsi d'impaccio, di togliersi a tutti i costi la fame compagna quotidiana di adulti e bambini.

E così Donato fa le sue prime prove d’ingegno, risolvendo per sé e per la famiglia con sicura acutezza e spirito di avventura che non manca mai tra la gente del popolo, il problema più impellente, quello di cosa mangiare. Con l’arrivo degli americani, con i depositi ricolmi di merci, con le am-lire a dividere i ricchi sempre più ricchi dai poveri sempre più poveri, la scaltrezza di Donato conosce anche i confini del "malaffare" da cui negli anni dell'adolescenza si salverà grazie all'approdo alla prima coscienza politica.

Ciò che colpisce di più, in un mondo ricco di personaggi e di caratteri estroversi, di vera matrice popolar-livornese, è pero la traccia dell'amore. Anzi degli amori. Chelli non teme di raccontare, talvolta con una insistenza sui particolari che può apparire eccessiva (ma riflette solo il carattere divorante di quelle esperienze), un apprendistato amoroso che pone la precocità del sesso tra bambini adolescenti come l'esperienza centrale del percorso del divenire adulti. E poi nel dipanarsi del racconto c'è la Livorno piena di sapori e di odori, di colori smaglianti ricca di caratteri che impregnano la memoria, di uomini e di donne che con tenacia lottano per uscire dal tunnel della miseria.

Immagini che restano, negli occhi di Donato-Otello e che danno un senso di insuperabile nostalgia per il tempo di una infanzia-giovinezza consegnata alla memoria.

dalla prefazione di Mario Tredici, capo servizio del giornale "Il Tirreno"

 

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